lunedì 8 marzo 2010

Donne di lungo corso e non solo

Non è importante la cura con cui noi donne spazziamo le crepe del marciapiede, quello che conta è la profondità con la quale abbiamo deciso di vivere. Se ci portiamo qualche lustro sulle spalle ne siamo particolarmente consapevoli perché, oltre alla capacità di acquisire insegnamenti nuovi, ci appartiene una certa dose di saggezza.
Se siamo donne di lungo corso, forse ci risulta più facile essere affidabili e risolute, ma dalle donne più giovani attingiamo la capacità di continuare a essere spontanee e creative. E non dimentichiamoci mai che l’anima va nutrita di ogni piccola delizia portata dal quotidiano.
Perspicacia, schiettezza, compassione, tenerezza, pace, ci ricoprano tutte come un mantello; sotto nascondiamoci lunghe ali e l’ombra di un’intera foresta. E anche se abbiamo attraversato ferite e crolli, non smettiamo di essere capaci di partenze sempre nuove scegliendo solo quello che può rendere la nostra vita più grande e più profonda.
Usiamo gli anni che abbiamo per tracciare mappe del tesoro, indispensabili sia nelle distese di verde quanto nel deserto, e mettiamole a disposizione di chi amiamo.

Buon 8 marzo.

(riflessioni liberamente tratte dagli scritti di Clarissa Pinkola Estes)

venerdì 26 febbraio 2010

Insegnanti da rottamare

Vedo in fondo al corridoio il bidello nuovo e lo chiamo:- Giuseppe, per favore hai tempo di farmi una fotocopia di questo documento? Ah, dovresti farmi un altro piacere, puoi riportare questo libro in biblioteca? E poi, un’ultima cosa, controlla se stamattina ho firmato sul registro delle presenze, non me lo ricordo. Non mi ricordo mai niente. Grazie Giuseppe.

Bambini, quando entra o esce dalla classe, mi raccomando, ricordatevi sempre di salutare Giuseppe.
-Maestra…
-Cosa c’è?
-Il bidello si chiama Antonio.

lunedì 15 febbraio 2010

Annuso l'aria

Questa mattina ho aperto una finestra e ho annusato l’aria buia, fitta di nebbia. Mi piace infilare la testa nel mattino e accorgermi che sto respirando. Lo so che è una cosa stupida, perché stavo respirando anche prima, eppure non ci faccio mai caso abbastanza.
Poi sono uscita a nutrire i randagi, senza giacca; lo faccio sempre, anche in pieno inverno. Mi piace allungare una carezza a quelle schiene all’erta mentre il freddo mi ricorda il piacere che provo nell’essere viva. Siamo in febbraio e in questi giorni c’è una ricorrenza importante per me. Però non so dire quale sia il giorno esatto perché detesto gli anniversari di scadenze obbligate, preferisco le scadenze più o meno, senza timbri che facciano fede.
Da piccola leggevo e rileggevo Alice nel paese delle meraviglie proprio per il non compleanno e l’orologiaio matto: personaggi stravaganti in un tempo pazzo e indefinito. Non è che la vita sia tanto diversa, e forse non fa male inseguire una lepre marzolina o la coda di uno stregatto.
Sorrido alla fortuna di essere qui, festeggio con pensieri grati un anniversario di febbraio senza cerchio sul giorno del calendario.

sabato 6 febbraio 2010

Il cobra non è un serpente

Sul canale National Geographic un tizio cerca di avere un rendez vous con una vipera del Gabon. Il demente si muove nella giungla vantandosi di non usare repellenti per gli insetti, potrebbero disturbare i serpenti.
L’appassionato di ofidi continua a rovistare tra i cespugli, ma senza esito. Decide perciò di tornare sul posto di notte, dato che al buio la pelle dei serpenti brilla. E pensare che di notte ci sono persone che escono per veder brillare le stelle, gente che sa vivere solo di banalità.
Comunque i serpenti non si fanno vedere, probabilmente stanno guardando Incantesimo. Salta fuori giusto un ragno grosso come un’antilope, però non se lo fila nessuno.
Improvvisamente si mette a piovere a scrosci. Che meraviglia. Il cretino avanza fradicio ed entusiasta in compagnia dei suoi bubboni; i tafani infatti l’hanno distrutto al grido di: pancia mia fatti capanna. Il disgraziato è talmente felice che ha dimenticato perfino l’ex fidanzata (lei l’ha lasciato per un postino che le recapitava plichi cantando “Il cobra non è un serpente”).
Ed eccola finalmente la vipera del Gabon! Ha il corpo grosso come la camera d’aria della ruota di un tir e la sua testa è uno skateboard. Il deficiente esulta:- Questo è il giorno più bello della mia vita.
Sprizza gioia da tutti i pori mentre fa schizzare il veleno del rettile in una specie di contenitore per le urine, si spera non usato. Poi, con la destrezza di Babbo Natale, mette la biscia XXL in un sacco e spiega ai rapiti telespettatori cosa si può darle da mangiare (nel caso ne uscisse una dal tombino davanti a casa nostra?). Apprendo che la vipera africana mangia ratti, scimmie e antilopi; i ragni no, le fanno troppo senso.
Spengo la TV e torno alle mie faccende domestiche, forte di queste nuove conoscenze. Ogni casalinga acculturata che si rispetti dovrebbe infatti conoscere a menadito tutti i particolari della fauna del Gabon.

giovedì 14 gennaio 2010

Incontri

Vado all'incontro di presentazione del nuovo psicologo della scuola. Parla, fa domande. A un certo punto dice:- La rassegnazione è qualcosa di troppo etico per fare parte del mio modo di pensare.
La rassegnazione è una brutta parola, certo. E l'accettazione?
Subito parto con uno dei miei trip mentali: che differenza c'è tra rassegnazione e accettazione? L'accettazione è più creativa? E' basata sulla consapevolezza e quindi è una forma di libertà? Sarò posseduta dal calo di glicemia dovuto al salto del pasto?
Ora lo psicologo sta parlando di stereotipie e mi ricordo che al mattino sono salita in auto e ho interrogato le strofe della prima canzone che usciva dalla radio per trovarci qualche messaggio positivo. Peggio che leggere l'oroscopo, e sì che la colazione non la salto.
E salutare tutti i gatti per nome prima di uscire? E infilare la mano in tasca per stringere nel palmo il topo di peluche che fa da portachiavi? Saranno stereotipie e pure gravi? O antiansia veniali?
In questi giorni ho in mente L'eleganza del Riccio e allora mi viene da pensare che, anche se siamo adulti, dobbiamo prenderci cura continuamente del fragile assemblaggio sbilenco della nosta identità e lo facciamo come meglio possiamo, riuscendoci sempre e solo in parte. O, almeno, a me capita così.

mercoledì 6 gennaio 2010

Pensieri dell'anno nuovo

Il 2010 sarà fatto di giorni che ne seguiranno altri secondo la cadenza monotona del calendario. Coltiviamo i nostri sogni migliori, ma anche la capacità di apprezzare il tepore buono del consueto, senza pretendere di andare sempre al massimo. Non facciamoci mai abbattere dalla fatica di dover fare aggiustamenti in tutto (niente resta a posto per sempre). Accettiamo di fare giornalmente i conti con residui di sofferenze, timori, vuoti; si nascondono spesso in qualche angolo di noi stessi, ma non importa, sappiamo che fanno parte del nostro essere vivi dentro il tempo che usiamo per camminare attraverso il mondo.

lunedì 4 gennaio 2010

Per te


Apro la borsa che uso per andare a scuola e trovo un bigliettino. Devo averlo infilato lì un po’ di corsa il 23 dicembre, raccogliendo le mie cose dalla cattedra; avevo fretta di andare in vacanza. E’ un foglio piegato a metà, in uno stampatello un po’ stortino c’è scritto: PER CRISTINA, e subito sotto: PER TE. Dentro c’è un piccolo disegno fatto col pennarello verde. Il biglietto è di Matteo. Mi colpisce la sottolineatura “per te”, parole che hanno sapore di esclusiva. Altro che sms fotocopia inviati urbi et orbi.
Non mi sono ancora abituata alla capacità che hanno i bambini di regalare parole speciali. Non mi sono ancora abituata ai loro slanci veri. Non mi sono ancora abituata, per fortuna.